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Se le pietre dell’Appia Antica potessero parlare racconterebbero a partire dal 312 a.c. della scelta accurata del tracciato, delle fatiche per il taglio delle rocce, per i terrazzamenti e i ponti realizzati nelle valli più impervie, per la sistemazione del lastricato, per la realizzazione di templi ed enormi cisterne. Racconterebbero le legioni romane in marcia, di mercanti diretti in Oriente, di battaglie e di agguati di briganti, di viaggi straordinari ed eventi quotidiani, di personaggi comuni e di miti della storia, fino alle soglie dei nostri giorni.

Per andare da Fondi a Itri e viceversa si attraversa l’impervia gola di Sant’Andrea, oggi solcata da due percorsi, uno che si fa in pochi minuti con la moderna strada statale Appia, scorrevole e veloce che permette di arrivare subito alla meta, e l’altro più lento e dolce ma che permette di apprezzare il paesaggio, attraversare con tutta tranquillità in circa un’ora e mezza la stessa gola.

Il tratto dell’antica via Appia presente oggi nel territorio del Parco dei Monti Aurunci era stato completamente abbandonato dopo la seconda guerra mondiale. Solo di recente recuperato dall’Ente Parco con specifici finanziamenti regionali e reso fruibile ai visitatori.

Il percorso è allestito con pannelli didattici che descrivono il luogo, le vicende, le tecniche stradali e le manomissioni attraverso i secoli, che si sono concentrate in questo piccolo tratto di strada. Undici le stazioni con temi e soggetti diversi: la via di Appio Claudio, il Ponte Rinascimentale e l’epitaffio, la piazzola di sosta, la via Appia nella gola di Sant’Andrea, la via al miliario borbonico, il Fortino Sant’Andrea, il tempio di Apollo, la strada borbonica e la strada romana.

Ha una lunghezza di circa due chilometri e mezzo, accessibile anche con carrozzelle e si può percorrere sia partendo da Fondi che da Itri. Dal lato di Fondi un’area attrezzata con tavoli e panche oltre ad essere un luogo di sosta e di svago è anche il luogo dove svolgere lezioni e incontri a tema.

L’Antica Regina Viarum

L’Appia antica collegava Roma a Brindisi, e fu realizzata dal censore Appio Claudio nel 312 a. C. Divenne presto la Regina viarum, e rappresentava il più importante canale di comunicazione e di scambi commerciali tra Roma e le città dell’Italia meridionale, la Grecia e l’Oriente. Per la sua importanza strategica e commerciale, è rimasta in uso fino al XVIII secolo, e nel tempo è stata restaurata e sistemata diverse volte. Tra gli interventi di cui si conserva traccia, ricordiamo il restauro voluto da Caracalla nel 216 d.C., quello effettuato dal governo spagnolo nel 1568 e quello risalente all’epoca borbonica (1767-1768).

Della struttura originaria della strada si può ancora ammirare il lastricato di basoli, le antiche tecniche costruttive, il muro ad opera poligonale che sostiene il tracciato e il basamento dell’antico tempio dedicato ad Apollo, sviluppato su una serie di terrazzamenti contenenti grandiose cisterne. Su quest’ultimo fu costruita una chiesa in onore di Sant’Andrea Apostolo che da il nome alla Valle.

Il sito fu poi rimaneggiato e trasformato in fortino a difesa del Regno di Napoli, il cui confine ricade nelle vicinanze. Numerosi eserciti si sfidarono in questo luogo, napoletani e pontifici, spagnoli, francesi, tedeschi, austriaci. Il passo dei Monti Aurunci presso la gola di Sant’Andrea fu controllato da numerosi briganti, tra cui il famoso Michele Pezza, detto Fra Diavolo di Itri, che nel 1978 difese eroicamente l’accesso al Regno contro i Francesi.

Oggi il tracciato dell’Appia antica coincide anche con la Via Francigena del Sud riconosciuta dal Consiglio d’Europa dal 1994 Grande Itinerario Culturale a carattere Europeo, “Itinerario Ufficiale del Cammino d’Europa”.

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