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Centro di antiche origini, Sermoneta è uno dei più bei borghi medioevali del Lazio. La cittadina circondata da una possente cinta muraria sorge nel luogo dove c’era l’antica Sulmo, città dei Volsci, in seguito divenuta colonia romana con il nome di Sora Moneta (in onore della dea Giunone Moneta. Le fortune di Sermoneta cominciano alla fine del XIII sec. con la signoria dei Catani che ne fecero un importante centro urbano prima medioevale poi rinascimentale.

A questo periodo risalgono il borgo, il castello e il Duomo. È proprio il massiccio castello Caetani, uno dei più noti esempi di architettura difensiva del Lazio, a dominare il paese e l’intera Pianura Pontina. Intorno all’antico maniero nel quale soggiornarono pontefici e sovrani, si raccoglie il borgo che ha conservato il suo impianto urbanistico medioevale con le case in pietra, le stradine a gradini, il succedersi di salite e discese. Basta una passeggiata per il piccolo centro storico per scoprire i tesori più preziosi e assaporarne l’atmosfera incredibilmente suggestiva.

Da visitare

Castello Caetani

Le origini dell’antica fortezza risalgono al XIII sec. quando gli Annibaldi, famiglia baronale di Sermoneta, decisero di costruire una rocca inespugnabile la quale subì nei secoli molti ampliamenti e trasformazioni ad opera dei successivi proprietari.

Della rocca originaria restano solo le fondamenta di quella che sarebbe diventata la Sala dei Baroni, la torre Maschio alta 42 m. che ospitava le stanze da letto del signore, e la controtorre detta Maschietto che dominano una corte quadrangolare (l’attuale Piazza D’Armi). Acquistata la Rocca nel 1297, i Caetani vi fecero costruire cinque cerchie di mura, la Sala dei Baroni, anche detta Casa dei Signori (poi modificata dai Borgia nel XV sec.), lunga ben 22 m. nella quale si svolgevano gli affari del feudo, ed il contiguo edificio detto “Casa delle Camere Pinte”, un complesso formato da tre stanze per gli ospiti di cui due affrescate forse da un allievo della scuola del Pinturicchio. Quando, nel 1500, i Borgia entrarono in possesso del maniero confiscandolo ai Caetani, affidarono ad Antonio Sangallo la realizzazione di altre opere di fortificazione, tra cui la Cittadella e una casa fortificata, la cosiddetta “Casa del Cardinale” Valentino Borgia che ospita la Madonna con il Bambino e i santi Pietro, Stefano e Giovannino dipinto nel 1541 da Girolamo Siciolante, detto Il Sermoneta. Ritornato ai Caetani (1504), il castello fu progressivamente abbandonato a causa della ormai poca importanza strategica di Sermoneta.

Nel ‘700 il Castello fu quasi completamente depredato delle truppe francesi e spagnole tanto che nel’800 fu utilizzato come magazzino militare. Solo sul finire dell’800, Gelasio Caetani avviò imponenti lavori di restauro trasformandolo in un cento educativo e sociale. Attualmente il castello è gestito dalla Fondazione Roffredo Caetani che ne cura la manutenzione e la fruibilità. Il Castello è inoltre, un ottimo set per riprese cinematografiche: nelle sue stalle ad esempio, sono state girate alcune scene del celebre film “Non ci resta che piangere”.

La Loggia dei Mercanti

Naso all’insù, guardate bene. Cosa vi viene in mente? Esatto! E’ proprio da una di queste arcate che l’indimenticato Massimo Troisi si affacciava in una delle scene epiche del film “Non ci resta che piangere” e rispondeva al monaco che lo incalzava (“ricordati che devi morire”) con “va bene, ho capito, adesso me lo scrivo”.

In effetti, la Loggia dei Mercanti con i suoi archi a tutto sesto è uno dei luoghi più suggestivi del paese. Edificata nel 1446 per volere di Onorato III Caetani per essere utilizzata quale sede del Comune, delle assemblee popolari e degli scambi commerciali, la Loggia divenne pian piano il fulcro delle attività commerciali con le botteghe nei magazzini e le stalle sotto le ariose arcate. Con il ritorno dei Caetani agli inizi del ‘500, la Loggia assunse il ruolo di centro civico, qualche secolo dopo quello di cancelleria.

La Cattedrale di Santa Maria

La chiesa dedicata a Santa Maria Assunta fu costruita con forme romaniche sui resti di un tempio pagano ed assunse l’attuale aspetto gotico in seguito agli interventi architettonici operati dai monaci dell’abbazia di Fossanova (XIII sec.). All’esterno la chiesa presenta un elegante campanile romanico alto 24 m. con i suoi cinque ordini di bifore, decorato da inserti in mattone e scodelle di maiolicate.

L’interno a tre navate divise da pilastri e con abside quadrata, custodisce opere di considerevole pregio tra le quali spiccano: la “Madonna degli Angeli”, tavola attribuita a Benozzo Gozzoli (1452) raffigurante la Madonna che regge in grembo la città di Sermoneta (Cappella De Marchis); l’affresco (o meglio quel che ne rimane) quattrocentesco raffigurante il Giudizio Universale alla parete d’ingresso, sopra la porta; la statua lignea del Crocifisso (1400); e a sinistra dell’altare, un seggio marmoreo ricavato da un’ara romana dedicata alla dea Cibele. La cattedrale ospita dal 2003 il Museo Diocesano, una raccolta di pregevoli dipinti e suppellettili di arte sacra (XVI – XVIII sec.) provenienti da chiese locali non più officiate allocate in due sale, la Cappella dei Magi e l’Oratorio dei Battenti.

Il Giardino di Ninfa

Dichiarata Monumento Nazionale della Regione Lazio, la splendida oasi ai piedi dei Monti Lepini ospita piante di ogni tipo, una grande varietà di volatili, un romantico laghetto, il fiume Ninfa con le sue acque limpidissime, e un giardino paradisiaco che incornicia le rovine del borgo medioevale di Ninfa.

Il giardino prende il nome dal tempietto romano dedicato alle Ninfe Naiadi, divinità delle acque sorgive, costruito nei pressi dell’attuale giardino. La storia del borgo si consumò tra la fine dell’ VIII e la fine del XIV secolo. Per lungo tempo quel che rimaneva della florida cittadina, assediata e distrutta nel 1382, fu lasciato all’oblio fino a quando alla fine dell’800 i Caetani ritornarono nei possedimenti da tempo abbandonati e decisero di far rinascere l’intera area. Nel 1921 con Gelasio Caetani ebbe inizio il restauro dei ruderi (torre, municipio), la bonifica della zona, l’insediamento di alcune specie botaniche e la creazione del giardino in stile anglosassone. Oggi Ninfa, la cosiddetta “Pompei del Medioevo” rivive come una pittoresca rovina nel rigoglioso giardino aperto al pubblico affidato alla cura della Fondazione Roffredo Caetani.

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